Si, sono viva. Le abbuffate continuano, ma cerco di limitare i danni con ore di cyclette; e' stata una scoperta vedere il timer che da 999kal ritorna a zero. La causa ormai l'ho scoperta, una stretta convivenza con mia madre per due settimane, mio fratello è partito per l'Inghilterra. L'ultima litigata esattamente nove minuti fa, l'ultima di tante.
Partirò per Ibiza con due amiche e tornerò un giorno prima del test d'ingresso per design - 8 settembre -, che devo assolutamente passare. Parto, in realtà vorrei partire ora, però non ho voglia di litigare pesantemente ancora in casa, cosa che è già avvenuta; in realtà volevo prendere l'auto e fare un viaggio sola, non lontano, avevo già progettato tutto l'entroterra della liguria e come ultima tappa Alassio, dove lavora come cuoca una mia amica. Mi sono presa dell'incosciente, della deficiente, della stronza, della pecora nera, come al solito. Un tempo me ne fregavo, partivo senza neanche avvisare, e stavo meglio. Oggi non so cosa mi ferma e così sto male.
Così partirò per Ibiza in compagnia, e queste due mie amiche sono bellissime, una è la più bella ragazza che abbia mai visto. Ecco anche perchè vado con loro, perchè so che devo essere per lo meno decente per il 30 agosto, se non voglio deprimermi.
Entrerò al politecnico, in realtà avrei voluto fare o pittura all'accademia, ma non posso perchè ho fatto il liceo scientifico, o architettura a Mendrisio, ma costa troppo. Inoltre forse riesco ad andare via di casa per gennaio dell'anno prossimo, prima voglio trovare un lavoro per lo meno decente per pagare il tutto. Tante belle parole, tanti progetti che voglio e devo realizzare.
Per il resto stacco per un po', non so quanto. Sono lontana dal virtuale, ma non troppo; vedo il traguardo, ma è come se non lo volessi raggiungere. I pochi amici mi stanno vicina, a volte mi salvano, altre volte sprofondo. Ma questa è la vita, è il binge, è la bulimia: questa è la mia vita.
Sunny vi saluta, vi pensa spesso, vi abbraccia

E' umanamente impossibile tornare a casa dopo una serata con gli amici e sentire il bisogno di affetto, di un abbraccio. E' umanamente impossibile tornare a casa e mangiare 2 gocciole dopo essersi abbuffati tutto il giorno, aver vomitato e spaccato lo stomaco con lassativi. Domani non voglio uscire, non voglio andare nè alla festa a Milano, nè alla 24h al lago, nè andare a ballare. Non voglio niente.
Pausa, troppo nervosa, troppo grassa. Va tutto troppo male.
Foglie accartocciate si lasciano trasportare dal vento…
I miei passi scricchiolano e rilasciano echi, sospiri che mutano tra queste pareti immortali. I giardinetti riposano soli e i pochi alberi sembrano non curarsi della mia presenza, come se ogni mio passo fosse già stato destinato al vuoto…
Non riesco ad alzare lo sguardo, è troppo pesante questa testa, è troppo pesante... infilo le mani ormai rosse nel giubbotto e cammino come se fossi un funambolo che ha voglia di cadere: voglio cadere e sprofondare fino a non sentire più nulla.
Se n’è andato, il mio amore è svanito in una magia e io non sono riuscita a trovare le parole giuste per fermarlo. L’odio mi invade e per un momento vorrei che quell’aereo si fermasse, sospeso nel vuoto, e lui potesse vedermi, potesse toccare questa mia pancia e capire che in nostro destino era già scritto, era già stato scritto.
Invece anche il vento oggi si prende gioco di me e disperde questi miei poveri pensieri come spazzatura...
“Signorina, è sicura della sua scelta?”- la guardo negli occhi e dietro una maschera di trucco rilascio parole che non avrei mai voluto pronunciare: “Si, abortisco.”
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"It ends tonight - All-American Rejects"
Accade che ti ritrovo vicino a me, accade che il tuo abbraccio è un violento raggio ultravioletto che frantuma calotte polari in lenta espansione, accade che io pian piano mi avvicino alla vetta e tu mi lanci una coperta per le fredde notti, accade che sento il caldo e poi sprofondo negli abissi in meno di ventiquattro ore.
La calca mi stringe, la mia massa urta ostacoli che a rallentatore mi colpiscono, ma è la mia anima a tagliarsi: vorrei essere un lungo filo rosso che agile tra la folla in festa scivola inosservato. Sono ingombrante, troppo grosso è lo sguardo che non trova la scritta exit, non lampeggia la luce verde.
Non sento emozioni, non provo emozioni, finestra emozionale troppo stretta – parole che frullano nel cervello, un prevomito è nausea che circola nelle vene. Voglio scomparire pian piano, voglio annientarmi, voglio vedere questo grasso sciogliersi e colare a terra come cera incandescente. Piccola, piccola, estremamente piccola, invisibile.
Ma uno schiaffo è il dottore fuori turno: sei entrato nei miei occhi vuoti mentre il cielo azzurro lasciava il posto a una tempesta di morte e mi riporti in vita.
Oggi è difficile, ti accanisci sulla mia testolina malata come un medico disperato che non vuole arrendersi davanti al piatto elettrocardiogramma dell’amico, e mi riprendi sul finire di ogni energia. Così mi sveglio e poi cado inesorabilmente, in bilico.
Accade che ci sei stato te ne sei andato oggi sei arrivato e domani…
Domani, non lo so.
passo da crisi assurde ad una presunta pace interiore
domani ho l'esame e non so esattamente un cazzo, per essere fini.
basterebbe credere un pizzico in me stessa, almeno per inventare qualcosa in un'ora e mezza di colloquio, pazzi, e prendere 27.
va beh sono in una fase di doppia personalità, è normale no?
two years
di sfondi neri
di lacrime
di abbuffate
di incubi
di dolore
di mancanze
di sconfitte
di tempeste
di crisi
di colpe
di depressione
di autodistruzione…
.
but
"I left last night
I reached the shore
Trying to find everything I lost
In a thousand waves
A million waves
Oh still, somewhere I am sure
That I'll see your face
I will see you there
Morning sun
Before you'll rise
Before you’ll come and shine again on us
Let me find, let me find, let me find
Some comfort in the night
I don’t mind what I’ve lost
I’ve reached the shore
And nothing ever changed
In a thousand waves
A million waves ..."
.

.
...sorrido
...e i tergicristalli respingono lo smog varesino, scrosci primaverili che vogliono invadermi. E’ acqua che penetra nei non-rapporti, nei non-legami, nelle non-parole… non ce la faccio: voglio annullarmi.
E più il silenzio mi dipinge, più carpisco emozioni violente, imput di pensieri mortali.
Voglio vivere.
L’alcool è la medicina d’occasione: vodka entra nelle vene, placa la mente e distrugge il mio stomaco. Tutto questo mi da alla nausea, vorrei vomitare ininterrottamente per un mese, trentunogiornisullatavolettadelcesso, ventiquattrooresuventiquattro per estirpare questo malessere: non si può.
L’auto intanto procede lenta in autostrada, lenta verso i miei sogni, lenta verso i miei incubi. Ma la notte oggi è generosa, troppo. Dolci parole, abbracci, affetti, carezze mi scaldano… non vorrei mai svegliarmi.
Poveri i sogni, così labili al cospetto del sole: i suoi raggi mi accecano, mi feriscono.
Mi sento sporca, troppo sporca.
Pane e nutella & dulcolax, penetra ancora troppa acqua.
edit inutile: perchè mi sono appena svegliata e già piango come una cogliona? perchè lo sono, ovvio!
odio le ricorrenze
Parole schizzano nel sangue, emozioni luccicano nel buio.
You talk to me as if from a distance, and I reply with any impressions. Pochi secondi di realtà.
Ma luoghi si animano in fretta, individui si scontrano. Non mi trovo.
E’ un frullatore impazzito che si inceppa di fronte a simboli satanici e croci di fuoco: qualcuno mi sta cercando.
Ghigni lontani rompono silenzi tombali, fotogrammi muti di fine ottocento fanno tappa a flussi di terrore.
Scappo, qualcuno vuole il mio corpo, qualcuno vuole risucchiare la mia anima; e non è la Morte.
Divago nella completa disperazione e mi arrampico su scale di palazzi a luci rosse. Orgasmi, vomitevoli scene di volgar sesso, urla di torture disumane: tutto questo mi confonde.
Immagini si susseguono ad intermittenza, flash di lotte per la sopravvivenza mi coinvolgono: sono in trappola.
Il ritmo incalza, corpi cadono al suolo mutilati: le mie mura stanno cedendo. Volti familiari si mascherano da piccoli demoni assetati di sangue, candide mani si scarnano e lasciano spazio ad un groviglio di nervi e vene di ghiaccio. La vista inizia a ballare, realtà si deformano e colano come trucchi colpiti da una pioggia invadente. E’ un annullamento, un lento frastagliarsi sullo sfondo: lasciatemi.
L’arrivo è un’arma che mi perfora in un’atmosfera di finti sorrisi, zampilli di sangue sono fontane d’attrazione in una notte senza luna. Mi manca l’aria. Basta.
a
Mi sveglio con il labile suono dell’mp3 incastrato tra i cuscini: mi sono addormentata con la musica. Accendo la luce e scendo dal letto, ho bisogno di vedermi allo specchio; ma appena mi volto, noto le bianche lenzuola macchiate da disegni deformi rossi sangue: è mestruo che ha invaso il corpo, un fiume in piena che cola tra le mie cosce.
Mi sento sporca, troppo sporca.
a
Sarò assente in questo periodo, causa studi. Pardon.
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a
“Ciao, ci lasciamo, ora.” Poche parole in una freddezza spaventosa e Silvia molla il suo pupazzo di giochi: un ebete con i biglietti del concerto di Vasco in mano, regalo per i 3 mesi.
Ora la Mini sfreccia in stradine tortuose di periferia. Matteo è alla guida, gioca con l’acceleratore e il freno a mano, gioca con la sua vita e con quella dei suoi amici.
Tra una curva e l’altra Silvia e Matteo si incrociano dallo specchietto retrovisore, ma non sono soli immersi nella luce soft che dipinge l’abitacolo di blu: un ragazzo completa il terzetto e fa girare il siero della felicità, erba made Olanda.
Fuori è notte, alberi sempre più spessi si affacciano sulla strada dimenticata da Dio, mentre all’interno ci si prepara alla visione di un film a luci rosse.
Silvia si scioglie l’alta coda e sparge i suoi biondi capelli sulle ginocchia del compagno di viaggio; l’energumeno ne approfitta per abbracciarla con la solita scusa del brivido di freddo improvviso.
La musica pompa, è il segnale: ora Silvia fruga avidamente con le sue unghie color corvino sotto la maglietta del ragazzo, è in cerca di sesso clandestino. Lingue si ingarbugliano in un vortice aspira fiato, cerniere scendono senza troppi complimenti e mettono in luce nudità giovanili: sei addominali scolpiti luccicano e si affiancano al corpo carnoso della ragazza, una terza abbondante che strabordava dalla magliettina a V; antipodi che si incontrano, si schiantano, solo ora si attraggono. Così il bello Troiano palpa in estasi il corpo che si ritrova tra le mani, uno spettacolo di godimento per Michele che osserva indisturbato: lo specchietto è la sua finestra personale, unico occhio ai movimenti confusi che avvengono nel retro.
La ragazza si cala nella parte, una pornostar che succhia avidamente il suo gioiello: un pene che si erge virilmente, un lecca lecca di piacere.
Ma il gioco è quasi agli sgoccioli, Silvia si stanca presto dei suoi giocattoli.
Michele allora accosta, butta fuori il pupazzo e ride: sarà lui il prossimo.
1) Non conto le calorie da mesi,è una pura perdita di tempo e uno scoglionamento.
2) Ho specificato che non lo facevo per le calorie: "Non per le calorie, non per i grassi, ma per togliere questo vizio morboso", ma a quanto pare scrivo in giapponese.
3) Sembra una stronzata mangiare solo cibi liquidi, ma in questo modo si tende ad assaporare di più i gusti, cosa che non avviene durante le abbuffate.
4) Non sono pro-ana, pro-mia, sono pro-uncazzo.
5) Non ho DA di 700kal o robe simili da un pezzo.
6) Non pratico digiuno da tempo e quando l'ho fatto è durato solo un giorno.
7) Non sono anoressica, non sono scheletrica.
8) “Non è un consiglio pro-ana, è solo un modo per dire che avete tutte per la testa idee strane, che non stanno nè in cielo nè in terra": io non faccio parte di un gregge di pecore. Ho la mia identità qui e nella vita di tutti i giorni! E se consideri idee strane i miei post, sei pregato/a di uscire dal MIO blog.
9) Odio le persone che mi dicono "capisco" non conoscendomi per un cazzo.
10) Accetto tutti i tipi di commenti PERTINENTI; chi giudica e parla a sproposito tanto per, ha vita molto breve con me
Con questo, bye, bye ho perso fin troppo tempo.